Un lampione spento in fondo alla via. Una buca che sta peggiorando. Un cassonetto che nessuno svuota da una settimana.
Per il cittadino che se ne accorge, il passo successivo è sempre lo stesso piccolo ostacolo: a chi lo dico, e come? Il centralino, che risponde in orario d’ufficio. Lo sportello, che significa prendersi mezza mattina. Un commento sotto un post della pagina istituzionale, sperando che qualcuno lo legga. Una mail all’indirizzo generico, senza sapere se sia quello giusto.
Quasi tutti finiscono per scegliere la strada più corta che conoscono. E il risultato è che in Comune le segnalazioni arrivano da molte direzioni e in forme molto diverse fra loro: alcune scritte, altre riferite a voce; alcune con un indirizzo preciso, altre con «vicino al parco»; alcune complete, altre da ricostruire con una telefonata.
Poi c’è la parte che il cittadino sente di più. Una volta segnalato, quasi sempre cala il silenzio. Non perché non stia succedendo niente — spesso l’intervento viene programmato e fatto — ma perché fra chi ha segnalato e chi se ne occupa non esiste un filo. E chi non riceve risposta, la volta dopo, segnala di nuovo. Oppure smette.
MINOMO Report è la funzione che quel filo lo tiene, dall’invio fino alla chiusura. Da oggi non è più un progetto: è attiva, e si accende Comune per Comune.
Il primo progetto pilota è partito in un Comune italiano. Stiamo seguendo le prime segnalazioni reali insieme a chi le riceve, e appena il quadro sarà completo gli dedicheremo un articolo a parte — con quello che ha funzionato e quello che c’è stato da correggere.
Ma la parte che cambia davvero il calcolo, per un’amministrazione, non è cosa fa. È cosa il Comune non deve fare per averla.
Perché non serve un’app comunale dedicata
Un’applicazione comunale propria richiede un investimento di sviluppo importante, e poi va mantenuta, aggiornata, resa accessibile e tenuta a norma negli anni. Ma la difficoltà maggiore viene dopo, e non si risolve con il budget: va installata. Un’app che serve tre volte l’anno raramente supera quella soglia, e un canale che nessuno ha sul telefono non è un canale.
Su MINOMO il pubblico c’è già. I cittadini hanno l’app per gli eventi della città, per le tessere fedeltà dei negozi in cui entrano, per le attività che seguono. La segnalazione non è la ragione per cui installano l’app: è una funzione che trovano dentro un’app che usano per altro.
È la differenza fra costruire un canale e usarne uno che esiste — ed è il motivo per cui il confronto naturale, per un’amministrazione, non è con un altro fornitore di software.
Trenta secondi da una parte, una pratica completa dall’altra
Dal lato del cittadino la segnalazione è guidata e chiede poche cose, tutte utili: la categoria del problema, il punto sulla mappa, una descrizione breve e un livello di gravità. Nessun modulo da compilare, nessun orario da rispettare, nessun numero da cercare.
Da quel momento segue l’avanzamento dall’app e riceve un avviso a ogni cambio di stato. Sa che la sua segnalazione è arrivata, sa quando viene presa in carico e sa come finisce — anche quando finisce con un no, perché una segnalazione si può chiudere senza risolverla accompagnandola con una motivazione che resta allegata e che lui vede.
Ha anche un effetto pratico immediato sull’ufficio: la seconda telefonata — quella per sapere se è arrivata — non parte più.
Dal lato dell’ufficio arriva una pratica su cui si può lavorare subito: riferimento univoco generato automaticamente nel formato dell’ente, posizione sulla mappa, categoria, gravità, descrizione. Niente ricostruzioni telefoniche per capire di quale incrocio si stia parlando. E le pratiche ferme oltre un certo numero di giorni vengono evidenziate, così non scendono in fondo all’elenco solo perché sono vecchie.
C’è poi il caso della stessa buca segnalata da quindici persone in pochi giorni, che è fisiologico: ognuna delle quindici la vede per la prima volta. Se qualcuno ha già segnalato lo stesso problema lì vicino, alla persona successiva non viene proposto di aprirne una nuova, ma di confermare quella che esiste già. L’ufficio non si trova quindici volte lo stesso caso da leggere e chiudere uno per uno: ne trova uno, con quindici conferme. Che oltre a essere molto meno lavoro è anche un buon indicatore di priorità — non quanto è grave secondo chi ha scritto, ma quante persone lo considerano un problema.
Chi segnala resta pseudonimo verso il Comune
L’ufficio vede la segnalazione, non il nome di chi l’ha fatta.
Non è una scelta ideologica, è una scelta di partecipazione. In un centro di ottomila abitanti, segnalare che qualcuno ha lasciato un cumulo di sfalci sulla strada pubblica è una cosa che molti preferiscono non fare, perché ci si conosce tutti. Togliere il nome non riduce la responsabilità — il modulo è riservato ad account verificati — ma abbassa la soglia oltre la quale una persona decide che tanto non vale la pena.
Il risultato, per l’amministrazione, è una fotografia più fedele di quello che c’è da sistemare.
Il rumore è il rischio vero, e va tenuto fuori dall’inizio
Vale la pena dirlo apertamente, perché è la preoccupazione legittima di chiunque valuti uno strumento di questo tipo: un canale che si riempie di lamentele generiche e di doppioni smette di essere aperto dall’ufficio che dovrebbe leggerlo. E a quel punto non serve più a nessuno.
Per questo il modulo nasce con dei filtri: account verificato, limiti giornalieri per utente, vincolo di prossimità geografica — si segnala dove si è, non dall’altra parte della provincia — e controllo automatico dei contenuti.
L’obiettivo non è ricevere il numero più alto possibile di segnalazioni. È ricevere quelle su cui si può lavorare.
Che cosa non deve fare l’ufficio
- Nessun software da installare sui computer dell’ente.
- Nessuna integrazione da sviluppare con i sistemi esistenti.
- Nessun dato da migrare.
- Nessun progetto informatico da avviare, e quindi nessun capitolato da scrivere.
L’amministrazione lavora da un pannello web dedicato, con accesso personale e operazioni tracciate. Si definisce il referente comunale, si attivano i moduli desiderati e si comincia.
La conformità si eredita dal canale
Un ente che sviluppa un canale digitale proprio si assume una serie di obblighi che restano suoi nel tempo: accessibilità, protezione dei dati, trasparenza sull’uso dell’intelligenza artificiale, manutenzione. Usando MINOMO come canale, quegli obblighi sono già assolti a monte per il canale stesso.
- Accessibilità — interfaccia progettata secondo gli standard europei di riferimento.
- Protezione dei dati — trattamenti minimizzati per costruzione, dati ospitati in Unione Europea, elenco pubblico dei fornitori coinvolti.
- Trasparenza sull’AI — dove intervengono funzioni automatiche, è dichiarato.
- Nessun tracker pubblicitario e nessuna profilazione dei cittadini: per un ente pubblico non è un dettaglio, è una condizione.
Che cosa cambia, in concreto
| Per il cittadino | Per l’ufficio |
|---|---|
| Un solo posto dove segnalare, a qualsiasi ora | Un solo flusso di ingresso invece di molte strade diverse |
| Trenta secondi, senza moduli | Posizione, categoria e gravità già presenti alla partenza |
| Sa che è arrivata, e quando viene presa in carico | La telefonata di controllo non parte più |
| Conferma una segnalazione già aperta | Un caso con quindici conferme invece di quindici casi |
| Nessuna app in più da installare | Nessun progetto informatico da avviare |
Come si attiva
L’attivazione è per Comune e non richiede alcun intervento tecnico da parte dell’ente: nessun progetto di sviluppo, nessun software da acquistare, nessuna formazione da mettere a bilancio.
Per una proposta sul proprio territorio, il riferimento è il City Agent locale, oppure [email protected].
Come funziona nel dettaglio — le categorie, gli stati della pratica, le garanzie sulla riservatezza — sta tutto nella pagina dedicata: scopri MINOMO Report. Se invece state valutando MINOMO per il vostro Comune nel suo insieme, si parte da MINOMO per i Comuni.