La città non è fatta solo di vetrine

Cammina per il corso della tua città e conta quello che vedi. Il bar, la panetteria, la libreria, il ristorante con i tavoli fuori, la bottega dell’artigiano. Sono le attività che MINOMO ha sempre saputo raccontare: hanno una vetrina, una saracinesca, un indirizzo che sta su una mappa.

Ora alza lo sguardo di due piani.

Là sopra c’è lo studio dell’avvocato. Accanto, la commercialista che riceve su appuntamento. In fondo alla via, dentro quello che era un appartamento, un’agenzia di comunicazione con quattro persone. E poi il fotografo che lavora da casa, la traduttrice, il consulente del lavoro, chi monta video per vivere e ha costruito un pubblico che lo segue.

Nessuno di loro ha un’insegna. Tutti loro lavorano, fatturano, hanno clienti. E fino a ieri, su MINOMO, non avevano un posto.

Da oggi ce l’hanno.

Chi entra, e perché non è la stessa cosa

Abbiamo aperto a due categorie che si somigliano solo da lontano, e ci teniamo a distinguerle perché hanno problemi opposti.

I professionisti — avvocati, commercialisti, notai, consulenti del lavoro, consulenti aziendali, agenzie di marketing, web agency, fotografi, studi tecnici, traduttori, agenzie immobiliari — vivono di essere trovati. Il loro cliente non li segue: li cerca, nel momento esatto in cui gli serve qualcosa. Il problema di un commercialista non è raggiungere chi lo conosce già, è esistere quando qualcuno digita “chi mi fa la dichiarazione”.

I creator digitali hanno il problema rovesciato. Un pubblico ce l’hanno già, l’hanno costruito in anni di lavoro. Solo che non lo raggiungono: pubblicano, e il post lo vede una persona su venti. Per parlare a gente che ha esplicitamente chiesto di ascoltarli, devono pagare la piattaforma a cui quel pubblico l’hanno portato loro.

Due mestieri, due promesse diverse. Per questo hanno due pagine diverse, non un paragrafo aggiunto in coda a quella dei commercianti.

Non serve avere un negozio fisico

È il cambiamento più concreto, e vale per tutti e due.

Su MINOMO il puntino sulla mappa era un obbligo: senza coordinate, non esistevi. Ma un consulente che lavora da casa, un’agenzia dentro un coworking o un creator che gira video in salotto non hanno un indirizzo da mostrare — e non è un difetto, è il loro modo di lavorare.

Ora il PIN è facoltativo. La pagina pubblica resta esattamente com’è — contatti, orari, link, social, contenuti — ma tu decidi se comparire sulla mappa o no. Se hai uno studio dove ricevi, lo accendi e ti trovano anche lì. Se lavori dal tavolo di cucina, resti trovabile senza dover dichiarare al mondo dov’è quel tavolo.

I dati di fatturazione — sede legale, Partita IVA — restano dove sono sempre stati: privati. Non finiscono sulla mappa e non finiscono in pagina.

Il listino: cosa fai, e quanto costa

Questa è la novità che cambia di più le giornate.

Sotto la descrizione della tua attività ora c’è un listino ordinato. Ogni riga ha un nome, una breve spiegazione e un prezzo. Chi apre la tua pagina capisce in tre secondi cosa può chiederti, senza doverti scrivere per domandare “quanto viene?”.

Il prezzo si esprime in quattro forme, perché il lavoro vero non sta mai in una sola:

FormatoEsempio
Prezzo fisso80 €/ora
A partire daDa 500 €
Su preventivoSu preventivo
GratuitoGratuito — utile per il primo colloquio

E l’unità è quella che usi davvero: ora, sessione, giornata, mese, progetto, persona. Un fotografo ragiona a giornata, un consulente a ora, un formatore a persona. Nessuno deve piegare il proprio mestiere a una casella sbagliata.

Puoi mettere fino a quindici righe, riordinarle trascinandole, e nascondere un servizio stagionale con un interruttore invece di cancellarlo — così a settembre lo riaccendi e ritrova il suo posto.

Accanto a ogni riga c’è il pulsante Richiedi questo servizio, che apre un messaggio già compilato con il nome di quel servizio. Smetti di ricevere il generico “salve, informazioni?” e cominci a ricevere richieste su qualcosa di preciso, a cui puoi rispondere subito. E vedrai quante volte ogni singola riga è stata cliccata: è la prima volta che sai quale delle cose che fai interessa davvero, invece di immaginarlo.

C’è un dettaglio che sembra piccolo e non lo è: il prezzo si traduce da solo. Il numero è universale, ma “all’ora”, “a sessione”, “su preventivo” vengono mostrati nella lingua di chi sta leggendo. Non devi scrivere il listino tre volte perché un turista possa capirlo.

Il feed «Per te» è gratis, e arriva a tutti

Quello che pubblichi — un’offerta, una novità, un evento — compare nel feed di chi ti segue. Tutti, ogni volta, senza costo e senza limite di pubblicazioni.

Vale la pena fermarsi un secondo su questa frase, perché altrove non è vera. Non c’è una portata da comprare, perché non c’è una portata da toglierti. Non esiste il formato del momento da inseguire, non c’è penalità se metti un link, non c’è un’ora magica per pubblicare. La cronologia è cronologia.

La push resta l’arma pesante

Poi c’è la notifica sul telefono, che è un’altra cosa: accende lo schermo, interrompe la cena, non aspetta che qualcuno decida di aprire l’app. È l’unico canale che davvero interrompe, e per questo si paga a consumo — un piccolo credito sul portafoglio, nessun abbonamento, nessun rinnovo automatico.

Un piccolo prezzo da pagare per le persone che desideri raggiungere — ed è quel prezzo a tenere la push per le cose che contano davvero: il lancio, la data che si sposta, il posto che si libera. Il feed resta lì per tutto il resto. Se ogni invio fosse gratuito, MINOMO diventerebbe in sei mesi il posto delle notifiche che nessuno legge. Cioè esattamente il feed da cui stiamo cercando di uscire.

MINA ti trova. I turisti no.

Quando qualcuno chiede a MINA — l’assistente di MINOMO — “un commercialista in zona” o “un fotografo per un matrimonio”, ora l’AI mostra la scheda con i contatti, non un indirizzo su una mappa che a un professionista non serve.

Ma i professionisti non entrano mai negli itinerari turistici. È una scelta esplicita, scritta nei dati e non in una regola di buon senso: MINA costruisce percorsi con luoghi da visitare, e un notaio non è una tappa. Ti mostra quando qualcuno cerca esattamente quello che fai, e sta zitta il resto del tempo.

Perché la porta è più stretta

Per entrare serve una posizione fiscale reale e verificabile: la Partita IVA. La verifichiamo, e quando risulta in regola accanto al tuo nome compare il badge di attività verificata.

Non è un cavillo burocratico, è una scelta di fondo. I servizi online sono anche il regno di chi si proclama esperto il lunedì e vende un corso il martedì, senza fattura e senza nessuno a cui chiedere conto. Abbiamo preferito una porta più stretta e un segno che significhi qualcosa, invece di una piazza affollata dove chiunque può dichiararsi chiunque.

Ha un costo, e lo diciamo chiaro: chi sta iniziando adesso e non ha ancora aperto la Partita IVA, per ora resta fuori. È il prezzo che paghiamo perché quel badge valga qualcosa per chi lo legge.

Quello che non facciamo

Meglio dirlo qui che farlo scoprire dopo.

Non tratteniamo una percentuale sul tuo lavoro. Il cliente ti contatta e il compenso è una faccenda fra voi due. In cambio, per ora, non c’è nemmeno un carrello: vendere direttamente dalla pagina è un progetto, non una promessa.

Non traduciamo i tuoi testi. Nome e descrizione dei servizi restano nella lingua in cui li scrivi. Solo prezzi, unità di misura ed etichette seguono chi legge.

Non diamo a nessuno i dati di chi ti segue. Nemmeno a te: vedi quante persone sono e le raggiungi tutte, ma nomi, email e numeri non ti arrivano mai. È il patto che convince le persone a seguirti senza pensarci due volte, ed è anche il motivo per cui nessuno può comprarsele.

Da dove si comincia

Abbiamo scritto due pagine, una per mestiere, perché meritavano due discorsi diversi:

L’iscrizione è gratuita e non scade. Pagina pubblica, listino dei servizi, offerte, novità, eventi, profilo su Atlas e il feed ai tuoi follower non costano nulla, oggi e domani.

La città che si vede dalla strada è solo una parte della città. Adesso c’è posto anche per l’altra.